La Posizione geografica della Città di San Nicola La Strada

 

San Nicola la Strada, che si avvia verso i ventimila abitanti, ha una superficie territoriale di kmq. 4,70. Confina a Nord con Caserta, ad Est con Maddaloni, a Sud con S. Marco Evangelista, ad Ovest con Capodrise e Recale.
San Nicola la Strada sorge in una posizione felice della vasta e fertile pianura di Terra di Lavoro, quasi a cavallo della S.S. 87 che, dalla Rotonda, verso Caserta, prende il nome di Viale Carlo III. Dista da Caserta km 2,5 e, appena tre dal casello di Caserta Sud dell'Autosole, la quale, come una secante, taglia ad ovest parte dela Città.

La Storia di San Nicola La Strada

Il tessuto urbano di San Nicola la Strada è sorto e si è sviluppato lungo il tracciato dell’Appia, la prima grande strada romana, fatta costruire da Appio Claudio il Cieco, il 312 a.C.

Per quanto riguarda il primo dei due elementi che compongono il nome del nostro Comune, cioè il santo, si tratta di san Nicola di Mira, antica città della Licia in Asia Minore, attuale Turchia. Mira, in età cristiana, fu resa celebre dalla vita e dai prodigi del suo vescovo Nicola. Da quella città 62 marinai pugliesi asportarono le reliquie di San Nicola nel secolo XI e su tre caravelle le traslarono a Bari ove, per custodirle, fu costruita la basilica di san Nicola.

Dopo la traslazione, ossia il trafugamento del corpo del santo da Mira a Bari (1087), il nome di San Nicola si diffuse in molte parti del mondo e numerose chiese furono dedicate al glorioso santo, che divenne uno dei santi più conosciuto e venerato. Festeggiamenti con solenni processioni si tengono in onore del santo, nativo di Pàtara, città non lontana da Mira.

Circa il secondo elemento, cioè l'appellativo "la Strada", è facile capire che esso indica la presenza di una via, non di una qualunque, ma di una importante. Se da essa addirittura il Comune ha mutuato il predetto appellativo, non può trattarsi che dell'Appia. L'Appia Antica divide quasi a metà il centro abitato. Che si tratti dell'Appia ci viene la conferma dallo stesso stemma civico. Esso raffigura una strada, ai cui margini è posta una pietra miliare con la scritta Appia.

Infine l'espressione latina, che apre quasi tutti gli atti notarili del secolo XVIII concernenti il nostro Comune, " in casali Sancti Nicolai ad Stradam ", è una ulteriore conferma di quanto affermato sopra.

La preposizione latina "ad" tradotta in italiano significa "presso" San Nicola presso la Strada, cioè San Nicola che sorge presso la Strada (Appia). Via via nel corso degli anni "ad stradani" diventa "la Strada" o "La Strada".

La venerazione del santo e l'immediata vicinanza della ben nota Appia diedero dunque la denominazione al piccolissimo villaggio agricolo nei secoli passati.

Il casale di San Nicola la Strada, posto nella pianura di Terra di Lavoro, era costituito nel secolo XVIII da un centro abitato esteso nelle campagne alle località denominate: I Perroni, La Pagliara, Le Nunziatelle, La Croce, Santa Cumaia, L’Arbusto, Il Trivio.

Questi toponimi, indicanti le località abitate oltre due secoli fa, sono stati tramandati oralmente dai nostri antenati fino a noi.

Poco distanti dalla contrada chiamata I Perroni, in campagna, esisteva un fabbricato destinato a masseria, dato in affitto dal Monastero delle Monache della Sapienza della città di Napoli. Tuttora la località in cui si trovano le mura di questa masseria, non certo piccola, viene denominata "La Sapienza".

Due "maestri tagliamonti", dal mese di febbraio fino a giugno del 1765, tagliarono le pietre per la fabbrica della masseria, in un "monte" ossia cava distante 50 passi dalla masseria stessa. Il trasporto delle pietre dal monte alla masseria avvenne a spese del capomastro della fabbrica.

Nell’anno 1774 in una bottega, posta nelle case della masseria della Sapienza di Napoli, si svolse una scena, di cui è difficile dare spiegazioni, ma che è interessante, come nota di costume.

La mattina dell’8 dicembre 1774, si presentò il "Grassiere, o sia Catapano" dell’università di San Nicola la Strada, il quale dopo aver gustato il vino che si vendeva nella bottega ed aver detto che era "buon vino", prese tre caraffe, le buttò nella strade. La stessa cosa fece per un’altra caraffa e sene andò. I testimoni affermarono che le caraffe erano zeccate.

Nel secolo XVIII l’economia del casale di San Nicola la Strada era agricola. Uomini e donne, logorandosi le mani e la schiena, coltivavano i campi assiduamente dall’alba al tramonto. Le terre erano generalmente seminatorie, campestri, arbustate, vitate. Pioppi, vite, olmi, noci erano gli alberi prevalenti. I prodotti agricoli, consistenti in canapa, grano, uva, granone, fieno, venivano trasportati con carri. Il granturco o granone, raccolto e sgranato, veniva disteso per giorni sulle aie, esposto al sole, in modo che si essiccasse.

Alla fine della giornata, quando il sole stava tramontando, si ammucchiava il raccolto e lo si copriva con dei teli per ripararlo dall’umidità della notte. L’operazione durava alcuni giorni.

Faticose erano le attività collegate alla coltivazione e alla lavorazione della canapa. Dopo la semina si iniziava a sradicare la canapa, si proseguiva con la "scolatura", la "macerazione" nelle acque del lagno "Aurno", l’essiccazione, la maciullazione, la pettinatura, la raccolta in fasci. Ogni fase di lavorazione richiedeva notevoli sforzi fisici.

Gli attrezzi adoperati per i lavori agricoli testimoniamo il lavoro nelle campagne del tempo andato.

Le zappe, le ceste, i torchi, i rastrelli, gli zappelli, le vanghe, i sacchi, le "macennule" ecc., ricordano quanto fosse dura l’esistenza della gente di San Nicola la Strada. Di questi attrezzi si servivano i lavoratori della terra per la semina, la mietitura, la vendemmia, per battere gli steli della canapa.

Dal lavoro si ricavava l’indispensabile per vivere.

Nel secolo XVIII non esistevano leggi che risarcivano i danni provocati dalle calamità atmosferiche o da incendi. L’unica forma di aiuto era la solidarietà umana o qualche sgravio fiscale concesso in seguito a richiesta avanzata dal danneggiato. E’ per questo che una grandinata violenta, delle forti gelate o una siccità si abbattevano sui contadini come un lutto o una grave malattia.

Lo svolgersi della vita a San Nicola la Strada non era certamente facile. La popolazione rurale era sottoposta al duro fiscalismo dello Stato.

Non era certamente lo splendore della reggia ad assopire il malcontento popolare. Che abisso profondo tra il maciullare la canapa con la forte calura estiva e il passeggiare tra gli ombrosi e freschi viali del "real sito"; tra chi lavorava duramente tutta la giornata e chi la trascorreva tra banchetti, divertimenti, balli organizzati e partite di cacce. Da un lato le dame di corte intente all’ozio, dall’altro le laboriose donne contadine di San Nicola la Strada, chine nel lavoro dei canapi o a tessere la tela per il loro umile corredo. Nel fasto delle dimore regali era uno schiaffo alla arretratezza della realtà contadina.

L’edilizia era condizionata dall’attività agricola ed era, perciò, di tipo rurale. Il materiale usato per costruire le case era il tufo.

Le case, in genere, erano munite di un cortile, più o meno spazioso, nel quale vi erano quasi sempre il pozzo, il forno, il lavatoio ed altri accessori necessari alla vita. L’aia nel cortile era, il più delle volte, lastricata e serviva per stendere i prodotti agricoli al sole e per effettuarvi lavori.

La stalla non sempre era presente in quanto non tutti possedevano animali da lavoro. Del resto, chi aveva più buoi poteva coltivare più terra; in un momento in cui il rapporto tra popolazione territorio era ancora basso, il possesso degli animali da lavoro era elemento determinante di ricchezza e di prestigio sociale.

La copertura degli edifici era generalmente a tetto. Le dimore rurali erano costituite più da vani inferiori che superiori.

L’ingresso al cortile era abbastanza ampio per consentire ai carri carichi di prodotti agricoli e trainati da animali di poter facilmente transitare. All’ingresso vi era un portone.

Nelle case rustiche la gente viveva, dormiva, soffriva, gioiva, lavorava. Era qui, oltre che nelle campagne, che si svolgeva gran parte della vita. Nel monovano terraneo, che spesso costituiva l’abitazione, la donna praticava anche la filatura e la tessitura dei pochi capi di biancheria.

I tuguri e le umili case in cui vivevano le famiglie rurali impallidivano nei confronti dello splendore dei notevoli palazzi dei pochi benestanti.

Per quanto riguarda la viabilità, più che di strade vere e proprie, evidentemente si deve parlare di vie campestri che collegavano le varie località abitate.

Le ruote dei carri affondavano nelle vie trasformate in pozzanghere, in seguito a piogge. A ciò bisogna aggiungere l’assenza dei servizi igienici privati e della pubblica illuminazione.

Di fronte a queste situazioni non si possono tacere gli sperperi, da parte della monarchia borbonica, di enormi somme per costruire la Canetteria e per praticare la caccia nei numerosi "siti reali" sparsi nel regno di Napoli.

Nessuna cura e nessuna manutenzione alla rete viaria interna, malgrado si sperperassero ingenti somme di denaro per i capricci del re, per lusso, feste memorabili e passioni venatorie.

Quante spese inutili, affrontate per il capriccio e la mania di uomini e donne di corte, avrebbero potuto avere una destinazione diversa, per fini sociali.

 IL 1750 è una data di un certo rilievo per il casale di San Nicola la Strada. Infatti in quell'anno fu stipulato l'atto mediante il quale il feudo di Caserta passò, per acquisto, in dominio del re Carlo di Borbone.

La notevolissima vicinanza tra Caserta e San Nicola la Strada fece cadere sul nostro casale alcune scelte che portarono, tra l'altro, anche ad un rilevante incremento demografico.

Dovendosi, infatti, procedere alla costruzione della reggia di Caserta, deciso di acquistare in San Nicola la strada dei terreni per aprire delle cave di pietre dolci.

Le compre dei terreni impiegati per il taglio delle pietre dolci per uso, appunto, delle reali fabbriche e delle "reali delizie" presentarono la capacità di moggia 13, passi 11 e passitelli 5.

Le cave di pietre, quelle gigantesche fosse a mo’ di crateri, sono ancora esistenti attualmente e la località su cui esistono prende il nome "Le Taglie". Essendosi acquistati terreni per aprire cave di pietre, fu ritenuto necessario stabilire nello stesso casale di San Nicola la Strada un locale, ove riunire gli animali addetti al trasporto delle pietre da S. Nicola la Strada a Caserta. A quel locale si diede il nome di Boveria; per costruirlo si fecero alcune compre (ad esempio furono comprati due edifici di base, uno contiguo all'altro, per ducati 1164 e grana 11)

Il trasporto delle pietre durò pochissimo tempo e quegli edifici furono ingranditi per uso del seguito della Reale Corte.

Successivamente furono destinati per Canetteria, ossia il luogo in cui venivano tenuti i cani dei Borboni.

La Canetteria dimostra l'interesse, del resto noto, del sovrano per la caccia.

L a Canetteria è cosi descritta:

"Questo edificio è composto di un pianterreno, e di due piani superiori, il secondo dei quali ammezzato. Il pianterreno è diviso in due sezioni. La prima a fronte di strada è composta di 13 bassi e retrobassi, con androne, e tre piccoli cortili, ed è addetta per scuderie e cucine per comodo di canettieri, e de'loro garzoni. La seconda poi in testa all'androne d'ingresso è composta di 4 cortili e di 11 bassi, e presenta tutti i necessari commodi per tre canetterie. Una di queste ha un cortile, e 3 bassi.

L'altra ha parimenti due cortili con tre simili bassi. La terza finalmente ha un cortile a 5 bassi dall'ultimo dei quali si passa ad altro cortiletto, che ha l'uscita alla strada de' Perroni.

Il primo piano superiore, destinato all'abitazione de' tre canettieri, è piantato sopra i bassi componenti la prima sezione descritta nel pianterreno, e vien composta da 15 stanze, otto delle quali sporgenti alla strada, e le altre sette à cortili, oltre di una saletta comune, che sporge anche nel cortile. Questo piano trovasi diviso in tre diverse abitazioni, ciascuna di 5 stanze, e vi ascende per mezzo di due scale di fabbrica, una situata a destra dell’androne, e l'altra nel secondo cortiletto a sinistra dell'androne stesso.

Il secondo piano a stanze ammezzate, ossiano matte, è composto di 6 stanze sporgenti alla strada, e di 4 stanzini, ed un corridoio sporgenti verso i cortili, e vi si ha l'accesso per una scaletta in continuazione di quella descritta a destra dell'androne.

Il suolo occupato dall'intero descritto edificio e dell'estensione di passi 24, e passitelli 14".

Un'altra scelta della monarchia borbonica che interessò anche il nostro Comune per la costruzione dello stradone, fiancheggiato dai passeggiatoi, che dovevano collegare la reggia di Caserta con Napoli.

Per costruire la maestosa arteria furono acquistati mediante permute diversi terreni ed il costo finanziario fu di certo non modesto.

La suggestiva bellezza dello "Stradone" e del paesaggio circostante fu evidenziata già nell’800 da due viaggiatori.

Louise così si esprime:

"Erano le nove, quando partimmo da Caserta. La carrozza, più veloce delle locomotive, correva sulla grande strada reale di fronte Palazzo. Questa strada aveva un che di fiabesco al chiarore di una di quelle notti italiane che proiettano sulla natura contemporaneamente i colori della madreperla e dell’iride. Quest’antica strada è superba fino a Napoli e offre alla vista angoli di paesaggi dove si vorrebbe vivere: paesi deliziosi, pini a forma di parasole come decorazioni di un teatro, campi coperti della più ricca vegetazione".

Charles Joseph Van Den Nest così dice:

"La strada da Napoli a Caserta è magnifica, quasi dappertutto fiancheggiata da filari di alberi la cui ombra attenua un poco il forte caldo di questo clima bruciante".

Dalle finestre del palazzo reale non solo era possibile osservare i boschetti e i viali del parco, ma anche il diritto e alberato Stradone, percorso da corrieri a cavallo, cortei, carrozze tirate da sei, otto o dieci cavalli, vetture di ogni tipo, piccole cabriolets e calèches. Di notte erano le torce accese dai volanti a segnare il passaggio sia dei grandi che dei piccoli equipaggi che si recavano o lasciavano la corte per i motivi più disparati: feste e spettacoli teatrali, partite di caccia, affari, commercio, lavoro.

All’inizio dello Stradone e dei Passeggiatoi, realizzati su progetto del Vanvitelli, ricade la Rotonda che accoglie la Chiesa della Madonna della Pietà.

San Nicola cresce all’ombra delle costruzioni vanvitelliani e si sviluppa con maggiore rapidità dopo la seconda guerra mondiale.

Con il decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato del 31 ottobre 1946, n.435, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 23 dicembre 1946, n. 292, viene ricostituito il nostre Comune che era stato aggregato a quello di Caserta con regio decreto del 6 maggio 1928, n. 1177.

E’ la storia recente dell’autonomia comunale che prosegue fino ai nostri giorni.

NOTIZIE SUI TOPONIMI

 Le notizie qui di seguito fornite sono state raccolte facendo ricorso a fonti scritte e al vivo ricordo degli anziani. Esse concernono, in gran parte, il significato dei nomi delle strade, delle località rurali e del vicoli antichi di San Nicola La Strada.

Sono stati tralasciati i toponimi liberati di recente che non hanno alcun legame con la storia locale, che non fanno alcun riferimento alla vita sociale del passato e che non hanno sostituito i toponimi originari.

Un lungo elenco di notizie concernenti strade intitolate a città o a personaggi notissimi avrebbe soltanto reso pesante e noiosa la lettura.

 Partiamo dalle due piazze centrali e dalle strade che in esse confluiscono.

PIAZZA PARROCCHIA

Il toponimo è da collegare alla presenza della chiesa parrocchiale, i cui lavori di costruzione, iniziati nel secolo XVIII, furono diretti da Pietro Bernasconi, capomastro milanese, chiamato a Caserta per impiantare il cantiere per la costruzione della reggia, e, in seguito alla sua morte, dall'architetto Carlo Patturelli. Nel 1700 il luogo in questione era detto "La Parrocchia". In esso era sito anche il palazzo in cui erano ubicate le curie notarili dei notai della Peruta.

PIAZZA MUNICIPIO

Questa piazza prende il nome dalla presenza del palazzo sede del Municipio.

IL TRIVIO ('U TRIVECE)

Dall'incrocio delle seguenti strade: Via XX Settembre, Via Santa Croce, Corso Alcide De Gasperi.

La parola Trivio deriva da "trivium" ed indica il luogo in cui confluiscono tre vie. Il termine dialettale è "trivice". Nel luogo detto "il Trivio" è sita la "casa palaziata" in cui nel XVIII secolo abitava la ricca famiglia de Piccolellis, di Napoli, la quale occupava uno dei primi posti, se non addirittura il primo, nella scala sociale locale. Nello stesso luogo, nella sua casa, un tale Nicola Motta faceva la "dogana della farina".

VIA SANTA CROCE ('A VIA' A ROCE)

Da una cappella, ora distrutta, detta della Santa Croce, ius patronato della famiglia Santoro del secolo XVIII.

VIA XX SETTEMBRE ('A VIA'A MARONNA)

Intitolata ad una data storica è la strada che porta alla chiesa della Madonna della Pietà. La gente continua a dire "'a via 'a Maronna".

CORSO A. DE GASPERI ('A VIA ‘E PAGLIARE)

Tratto di strada dell'Antica Via Appia che va da Viale Carlo III fino a Piazza Municipio.

Prima di diventare corso era denominata Via Municipio; prima ancora era chiamata "'a via 'e Pagliare" perchè menava al luogo detto "La Pagliara", in tenimento di San Nicola la Strada, ove nel 1813 la Reale Amministrazione acquistò moggia 11, passi 15 e passitelli 2 di terreno, al fine di costruire lo "Stradone" e i "Passeggiatoi" davanti alla Reggia di Caserta.

Quest'ultima denominazione è ancora molto diffusa tra i cittadini.

VIA SANTI COSMA E D AMIANO

Via intitolata ai santi Cosma e Damiano, i due fratelli medici che subirono il martirio sotto Diocleziano.

In gergo popolare Via Santa Cumaia.

VIA APPIA ('A VIA 'E NUNZIATELLE)

Tratto di strada dell'Antica Via Appia che da Piazza Parrocchia va al Cimitero. In gergo popolare è denominato "'a via 'e Nunziatelle". Tale toponimo deriva dalla chiesa della Santissima Annunziata volgarmente detta "La Nunziatella". La predetta chiesa, non più esistente, già nel 1717 risultava "diruta".

VIA P ILADE BRONZETTI ('A VIA'E PERRONI)

Dal nome di un soldato garibaldino caduto in uno scontro d'armi contro l'esercito borbonico. Tale toponimo ha sostituito quello originario di "Perroni", tuttora in voga.

I Perroni probabilmente erano una famiglia di grandi possidenti da cui traeva il nome una vasta zona del Casale delle "Massarie" (attuale San Marco Evangelista) che si estendeva fino al nostro comune. Le "Massarie" erano sottoposte a due giurisdizioni. Quelle che si trovavano nelle pertinenze di Maddaloni erano denominate le "Massarie di S. Marco", mentre quelle sottoposte alla giurisdizione della città di Capua prendevano il nome di "Massaríe delli Perroni".

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 Proseguiamo poi con le altre strade e località facenti parte dello antico tessuto urbano.

VIA DOMENICO GENTILE

Dal nome e cognome di un soldato nativo del luogo, caduto durante la 1ª guerra mondiale.

VIA CAIROLI ('A VIA ‘0 TURCO)

Prende il nome dai fratelli Cairoli, patrioti del Risorgimento Italiano. Il volgo l'ha sempre chiamata e continua a chiamarla "'a via 'o Turco". Il significato di tale denominazione deriva dal fatto che nel passato risiedeva in quel luogo un turco.

E' da scartare l'ipotesi dell'origine del toponimo dalla coltivazione del granturco che ivi si praticava.

LARGO ROTONDA (FORE 'O TUORNO)

Dalla forma circolare della piazza. In gergo popolare è detto "o tuorno" ossia intorno, rotondo, cerchio.

VIA APPIA ANTICA – LOCALITA’ PONTESELICE ('A VIA 'A POLVERIERA)

Tratto dell'Antica Via Appia che portava anche alla "polveriera", deposito di armi belliche, sul cui suolo sorge oggi la sede dell'Ufficio Provinciale della Motorizzazione Civile di Caserta.

PIZZO DELLA BUFALA

Località in cui anticamente vi era un allevamento bufalino.

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Passiamo ora ad esaminare i vicoli e le strade che si affacciano sulle vie sin qui citate.

 

I VICOLI DI VIA PILADE BRONZETTI

 

'A VENELLA E SANTU NICOLE

Il toponimo deriva dall’omonima chiesetta di San Nicola di Bari, adiacente al vicolo. Sopra la porta di ingresso della chiesetta è scritto: Confraternita di S. Nicola di Bari 1719.

La "vinella" è una via piccola e stretta, generalmente senza sbocco, collegata con un'arteria principale. La parola "vinella" potrebbe derivare da "viella " o "viarella".

VICOLO VANVITELLI ('A VENELLA LONGA)

Dal cognome dell'architetto progettista della Reggia di Caserta. Il volgo chiama, però, il vicolo "a venella longa". Il significato è evidente. Il toponimo originario deriva dalla forma lunga del vicolo. VICOLO PERRECA

A conferire il toponimo è un casato. Adiacente al vicolo vi è l'enorme ed antico palazzo del Perreca.

VICOLO DEI FUNAI (A VENELLA RI FUNARI)

Il toponimo deriva dal mestiere dei "funari" che in quel luogo era svolto. Si facevano corde intrecciando la canapa intorno ad una grande ruota di legno. I "funari" lavoravano camminando all'indietro e tenendo in mano la canapa che veniva trasformata in corda. E' rimasto il detto "vai indietro come il funaro" per dire a uno che regredisce anziché progredire.

VIA GROTTA ('NCOPPE'A ROTTA)

L'antica strada di campagna, oggi municipalizzata, che porta alle due piccole grotte in muratura di cui non si conosce con precisione l'epoca e lo scopo della costruzione. Anni fa si raccontava ai piccini che in esse si nascondeva un omino cattivo, chiamato "Mazzammauriello", al quale si minacciava di fare ricorso per spaventarli e tenerli buoni.

La gente chiamava le grotte con l'espressione "'a tana 'e Mazzammauriello".

 LOCALITA’ E STRADE DI VIA DOMENICO GENTILE

 LA SAPIENZA

Località che ha assunto il nome da una masseria denominata "Massaria della Sapienza" data in affitto nel secolo XVIII dal Monastero delle Monache della Sapienza della città di Napoli.

Tuttora le mura del fabbricato dimostrano che si trattava di una masseria non certo piccola.

'U CENTIMOLO

Strada vicinale di campagna che trae il nome dal "centimolo", l'arnese con cui si tirava l'acqua su dal pozzo della benestante famiglia Como. Il "centimolo", installato nel pozzo, era composto di recipienti ("catose") che, ruotando intorno ad un ingranaggio, portavano in superficie l'acqua Che veniva utilizzata per irrigare l'orto della predetta famiglia, oltre che per uso domestico. L’attingitoio era fatto funzionare dal tiro di un asino, che girava bendato intorno al pozzo. La benda sugli occhi dell'asino aveva lo scopo di impedire che all'animale, a furia di girare, si annebbiasse la vista.

 I VICOLI DI VIA APPIA

VICOLO TISCIONE,

Il toponimo è dovuto al cognome della famiglia Tiscione, la quale ancora oggi abita nel vicolo.

VICOLO STELLATO

Nome patronimico.

VICOLO MOLINELLO

Dall'esistenza negli anni passati di un mulino a palmento di piccole dimensioni dove si sfarinava grano, granone, orzo e avena.

VICOLO MAROTTA

Il toponimo è stato originato dal cognome della famiglia Marotta che negli anni passati abitava in quel vicolo.

LOCALITA’ LE TAGLIE (INCOPPE'E TAGLIE)

Con il nome "Le Taglie" erano definite le località in cui si effettuava il taglio delle pietre dolci per uso delle reali delizie". Le cave di tufo erano denominate "monti". Di qui il termine di "tagliamonti" per indicare gli addetti al taglio delle pietre di tufo nelle cave.

I VICOLI DI VIA SANTA CROCE

 VICOLO SANTORO ('A CUNCIARIA)

La denominazione si riferisce alla famiglia Santoro che abitava nel vicolo. Tuttora, però molti continuano a chiamarlo "a cunciaria", dall'esistenza nel vicolo, nel secoli passati, di una conceria per la concia delle pelli.

 VICOLO MIRRI (INTEA FUNTANA)

Nome patronimico. Il volgo chiama il luogo "inte 'a funtana" per la presenza di un'artistica fontana.

 

I VICOLI DI CORSO DE GASPERI

 

VICOLO SAN GIUSEPPE

Vicolo intitolato a san Giuseppe.

I VICOLI E LE LOCALITA' DI VIA XX SETTEMBRE E ROTONDA

 'A CUPA E RECALE

Antica strada di campagna che unisce Recale e San Nicola la Strada e che ha l'uscita su Largo Rotonda.

La "cupa" è di norma una strada campestre stretta e con il fondo sottostante ai terreni adiacenti. A dare luogo ad una cupa è generalmente lo scolo delle acque piovane.

 VIALE CARLO III (LO STRADONE)

Nel progetto del Vanvitelli il viale in questione, per l'enorme ampiezza, era denominato "o Stradone" (volgarmente "'u stradone"). Solo successivamente ha assunto il nome di viale Carlo III, dal nome del re Carlo di Borbone.

 I GALOPPATOI (I "PASSEGGIATOI, ossia, GROTTONI)

Le due strade laterali e parallele allo "Stradone", nel progetto vanvitelliano erano dette "passeggiatoi" ossia "grottoni". Anche per costruire i due "passeggiatoi", che dovevano fiancheggiare a dritta e sinistra lo Stradone, furono acquistati diversi terreni. L'idea del Vanvitelli, secondo quanto afferma l'architetto Ferdinando Patturelli, era quella di destinare la strada centrale, più spaziosa, per andare in carrozza, e le due laterali, per passeggio ossia per andare a piedi. I due passeggiatoi erano detti "passeggiatoio ad oriente" e "passeggiatoio ad occidente".

 VICOLO GIANTURCO

Dal nome del famoso giurista.

'A MASSARIA 'A SIGNORA

Località che trae il nome da una masseria che era nei secoli scorsi di proprietà della signora donna Maria Grazia Bonito, vedova dell'illustre don Ottavio de Piccolellis.

 Un cenno meritano anche le strade vicinali, che grande importanza hanno avuto nel tempo andato, cioè quando la società era agricola. Alcune di queste strade sono state cancellate o modificate dal mutamenti subiti dal territorio comunale, altre sono ancora lì senza però più svolgere un ruolo importante al fini delle comunicazioni, altre sono state municipalizzate.

Nei fogli catastali (levata anno 1895) riprodotti nel 1971 figurano le seguenti strade vicinali: Ponticello, Pozzillo, Trivicello. S. Luciella, Censo, Gaudio Grande, Gaudio Piccolo o Cuparella, Censo o Pizzo Pilato.